Apnea Notturna e Ipertensione

apnea notturnaL’apnea notturna o meglio la sindrome delle apnee notturne è una patologia più comune di quanto si possa pensare. In generale, questo disturbo è dato dall’assenza o dal rallentamento del respiro, durante la fase di sonno o anche in caso di lieve sonnolenza. E dove la sola causa non sono problemi di respirazione o i tipi di respirazione.

L’apnea del sonno è quindi un problema che non va sottovalutato poiché può compromettere le funzioni del corpo umano. Fino a causare, conseguentemente, la morte per soffocamento. Ma ciò non è ristretto solamente alle ore notturne in cui ci si riposa. Infatti sono molto frequenti i casi di apnea diurna nei soggetti che abbiano una respirazione irregolare, problemi legati al sistema cardiocircolatorio oppure sonnolenza improvvisa.

Va inoltre precisato che l’apnea notturna può colpire qualsiasi fascia d’età. Tuttavia è spesso legata alla conformazione fisica, la salute del corpo e le scorrette abitudini di vita. Un esempio è la famosa attrice Carrie Fisher, deceduta il 27 Dicembre 2016. Tra le cause della morte dell’indimenticabile Principessa Leila della Saga “Star Wars” c’è proprio la apnea del sonno, associata alla presunta assunzione di stupefacenti e di altre sostanze.

Oggi ci soffermiamo, quindi, su questo disturbo analizzando cause, sintomi, esame polisonnografico e possibili rimedi.

Indice dei Contenuti
Apnee notturne 2 tipi: apnee notturne centrali e apnee notturne ostruttive
Apnea notturna cause
Apnea notturna sintomi
Apnee notturne rimedi
Apnea notturna rischi
Apnea notturna e ipertensione
Apnea notturna bambini

Apnee notturne 2 tipi: apnee notturne centrali e apnee notturne ostruttive

Le apnee notturne essenzialmente sono un blocco respiratorio temporaneo della durata da alcuni secondi fino ad alcuni minuti. Tuttavia, all’interno di questo problema vanno distinti due diversi tipi. Il primo è l’apnea centrale e l’altro è l’apnea ostruttiva oppure, in termini medici, sindrome delle apnee ostruttive del sonno. Pur manifestandosi in egual modo, hanno natura totalmente differente.

Nell’apnea centrale il soffocamento notturno è dato dalla cessazione da parte dei centri encefalici degli stimoli per avviare la respirazione. Quindi il soggetto smette autonomamente di respirare per breve tempo per la mancanza di segnali da parte del sistema nervoso. Questo, nei casi più gravi, può determinare la Sindrome da ipoventilazione centrale congenita, conosciuta anche come maledizione di Ondine. Incurabile e da trattare con un apposito macchinario per le apnee notturne collegato in tracheotomia oppure con un pacemaker.

Le apnee notturne ostruttive, con l’acronimo OSAS, hanno invece un aspetto differente. La mancanza di respiro durante il sonno è data dall’ostruzione delle vie aeree o da una particolare conformazione mandibolare. Queste due tipologie di apnee sono pertanto ben distinte e vanno esaminate attentamente per conoscerne con certezza la causa. A questo scopo è bene eseguire una polisonnografia notturna attraverso il proprio medico curate. Si potrà, così, individuare il prima possibile il rimedio per il problema. Ma la polisonnografia come funziona? Attraverso l’applicazione di elettrodi sul paziente vengono monitorati diversi parametri fisiologici durante il sonno. Dalla saturazione del sangue al ritmo cardiaco al flusso oronasale.

Apnea notturna cause

L’apnea nel sonno può essere causata da diverse ragioni in base alla conformazione fisica del soggetto, al suo patrimonio genetico, ai traumi subiti e, non meno importanti, le scorrette scelte di vita dal punto di vista della salute. Il senso di soffocamento può essere dato da un eccessivo rilassamento dei muscoli del collo che vanno a restringere le vie aeree diminuendo quindi la portata di ossigeno al cervello.

Può causare l’apnea ostruttiva anche un’infiammazione che fa ingrossare le tonsille rendendo difficoltosa la respirazione. Ma bisogna valutare anche l’aspetto fisico del soggetto in quanto una persona con un collo corto e tozzo potrebbe avere molti più problemi da questo punto di vista. Inoltre, sapendo questo, è inevitabile che l’obesità e l’eccessivo aumento di peso possano gravare sulla respirazione causando anche una forma di OSAS grave.

Per non parlare degli eventuali problemi legati all’ipertensione notturna in quanto la carenza di ossigeno causa un incremento dei battiti cardiaci e un aumento della pressione sanguigna. Inoltre, l’associazione del fumo ad una condizione di obesità del corpo è un fattore che favorisce l’apnea notturna perché sia vanno a indebolirsi le vie aeree sia il tessuto adiposo tende a ostruirle.

Apnea notturna sintomi

Spesso i sintomi dell’apnea del sonno non sono evidenti al soggetto che soffra di questo disturbo. Il principale segnale, che tuttavia non è un fattore certo della presenza della sindrome di Ondine né di una sospetta OSAS, è il russamento.

Il russare di per sé non è un sintomo chiaro poiché può esserci una predisposizione naturale oppure una particolare conformazione fisica. Alle volte tale caratteristica non si presenta oppure si presenta solamente in modo occasionale. In generale si può percepire una sensazione di soffocamento, nonché secchezza alla gola al risveglio poiché il soggetto tende a dormire con la bocca aperta. Tendenzialmente, sono i familiari ad accorgersi del problema perché la persona soggetta ad una crisi respiratoria notturna non si accorge.

Alle volte, anche il semplice ingoiare catarro può creare una sgradevole sensazione di gola chiusa, tuttavia è una causa transitoria. Infine, un sintomo palese è la sonnolenza diurna causata dalla mancanza di sonno durante la notte.

Apnee notturne rimedi

osasMa come si cura l’apnea notturna? Bisogna distinguere prima di tutto la gravità della patologia. Nelle situazioni più semplici è sufficiente intervenire con apparecchi ortodontici oppure attraverso il miglioramento dello stile di vita per mitigare ad esempio la dispnea notturna.

Diminuire il peso corporeo ad un livello ottimale e smettere di fumare può aiutare la respirazione notturna. Nelle situazioni complicate, invece, bisogna ricorrere ad un intervento chirurgico, ad esempio per ristabilire il setto nasale o per rimuovere le tonsille ingrossate. Per quanto riguarda l’apnea notturna centrale, i rimedi sono più complicati in quanto comprendono il posizionamento di un pacemaker stimolatore del sistema respiratorio oppure il collegamento ad un apparecchio tramite tracheotomia.

Solitamente la terapia farmacologica non viene utilizzata. Esistono dei rimedi modesti per le persone che non soffrono di forme acute attraverso l’utilizzo di spray per la pulizia delle mucose nasali. Oppure dormendo su un fianco anziché supini. In ogni caso è bene consultare il proprio medico prima di intervenire sul problema. In modo da avere una diagnosi specifica e sicura. Quale medico cura l’apnea notturna? Ci si può rivolgere ad un medico otorinolaringoiatra oppure ad uno specialista dei Disturbi del Sonno.

Apnea notturna rischi

L’apnea notturna comporta dei rischi che troppo spesso vengono sottovalutati dal soggetto che ne soffre e dai familiari. Il disturbo del sonno innanzitutto causa sonnolenza durante la giornata. Pertanto la persona sarà portata ad addormentarsi in diversi momenti. Basti pensare ad un autista o ad un carpentiere che lavora ad altezza elevata.

Molte morti bianche possono essere causate proprio dalle apnee ostruttive. La mancanza delle ore necessarie di riposo porta a scompensi e disagi fisici e psicologici, dal malessere a problematiche più complicate. Nel caso di neonati o bambini può determinare casi di sindrome di morte in culla.

In generale, questa patologia va a pesare particolarmente sull’apparato cardiocircolatorio del paziente. La correlazione tra la mancata respirazione e i problemi al cuore sta nello stress che deve sopportare questo muscolo per recuperare l’ossigeno non introdotto nel corpo ed espellere l’anidride carbonica accumulata. Di conseguenza aumentano i battiti, quindi tachicardia, aritmia o comunque anomalie, per accelerare la respirazione. Ovviamente questo comporta un innalzamento considerevole della pressione sanguigna con i problemi correlati al caso.

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Apnea notturna e ipertensione

Ed è proprio l’ipertensione uno dei rischi che maggiormente si corre se si soffre di apnea notturna. Ciò è rilevante specialmente se lo spasmo respiratorio si verifica ripetutamente durante la notte causando uno scompenso nell’autoregolazione del sistema cardiaco.

I singoli attacchi di apnea notturna non dovrebbero incidere in modo significativo sulla pressione arteriosa. Bensì è la loro frequenza ad essere la causa del suo incremento vertiginoso. Infatti, in caso di Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno l’ipertensione è un fattore da monitorare attentamente.

In caso di compresenza di russamento e ipertensione diurna, è consigliabile rivolgersi al proprio medico curante per svolgere un polisonnogramma notturno, l’esame del sonno, in modo da capire come affrontare il problema. Non è scontato che l’apnea notturna e l’ipertensione possano generare degli sviluppi molto gravi per il soggetto. Prima di tutto c’è la possibilità di avere un attacco cardiaco durante il riposo. Momento che rende difficile l’intervento tempestivo per la sua salvezza. Inoltre, se la pressione arteriosa è molto elevata può dar luogo ad ictus che, insieme all’infarto, possono portare alla morte nel sonno della persona. Tali episodi sono da considerarsi occasionali. Tuttavia non vanno sottovalutati.

E’ importante dotarsi di un Misuratore Pressione a casa. Vi consentirà di tenere un diario pressorio senza recarsi dal medico o in farmacia. Tra le migliori marche Omron, Beurer, PIC Solution e Medisana.

Apnea notturna bambini

apnea notturna bambini

Da monitorare costantemente è l’apnea neonatale nei bambini e nei neonati. Spesso infatti si verificano le cosiddette morti in culla o Sindrome della morte improvvisa del lattante, acronimo SIDS. Solitamente i piccoli pazienti risultano sani e non è possibile determinare la causa specifica nemmeno attraverso l’autopsia.

Tra le cause di morte dei neonati, la SIDS figura tra le prime. Studi hanno scoperto che potrebbe esserci una correlazione tra le disfunzioni dei nuclei tronco encefalici che regolano la respirazione e l’apparato cardiocircolatorio. Inoltre, sembrerebbe esserci una predisposizione genetica. Tuttavia deve ancora essere attentamente studiata attraverso la mappatura del genoma.

Per quanto riguarda i fattori che sono stati individuati nei casi di morte in culla, troviamo l’assunzione di stupefacenti o del fumo di sigaretta da parte della madre in gravidanza. Ma anche l’eccessivo utilizzo di coperte. A volte infatti sono gli stessi tessuti presenti nella culla a causare la morte improvvisa del neonato. Tra questi peluche o coperte troppo avvolgenti. A riguardo è sconsigliato posizionare il bambino perfino su un divano molto soffice.

Al giorno d’oggi la morte per SIDS può essere in parte prevenuta eliminando i possibili rischi come il far dormire il neonato nel letto dei genitori oppure tenere moderata la temperatura delle stanze. Inoltre, si è visto che l’utilizzo del succhiotto favorisce la respirazione durante il sonno, tuttavia non è un espediente da forzare nell’uso se il bambino lo rifiuta.

La sindrome della morte in culla, infine, si vince anche con la tecnologia. I Baby Monitor consentono di vedere e ascoltare il bambino durante il sonno. Un ottimo strumento per i genitori.

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