Diabete e Pressione: quale legame?

diabete e pressioneL’incidenza del diabete è in aumento. Secondo l’OMS, entro il 2030, i diabetici saranno 366 milioni.

La principale causa di mortalità nelle persone con diabete è l’aterosclerosi. Si tratta di una patologia che è causa di numerose malattie cardiovascolari. Tra queste coronaropatie, infarto del miocardio, angina pectoris, ictus cerebrale e arteriopatia periferica.

Circa il 60% dei pazienti diabetici soffre di ipertensione. Il doppio della popolazione non diabetica. E l’ipertensione è un forte fattore di rischio per le malattie aterosclerotiche cardiovascolari.

Numerosi studi hanno dimostrato che il controllo della pressione arteriosa e la terapia antipertensiva sono in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari nei diabetici. E questo soprattutto se più fattori di rischio vengono affrontati simultaneamente.

Indice dei Contenuti
Diagnosi diabete
Complicanze diabete
Complicanze croniche del diabete
I Sintomi più comuni
Cause del diabete
Diabete e pressione: esiste un legame?

Diagnosi diabete

La diagnosi di diabete di tipo1 e 2 si basa sul dosaggio della glicemia eseguito su sangue venoso prelevato a digiuno. Il diabete mellito è infatti una malattia metabolica la cui insorgenza è legata alla ridotta produzione di insulina (diabete di tipo 1) o all’incapacità dei tessuti di utilizzare l’ormone (insulino-resistenza). Le alterazioni a carico dell’insulina causano un’elevata concentrazione di glucosio nel sangue, identificata con il nome di iperglicemia.

La glicemia è considerata nella norma se, dopo almeno 8 ore di digiuno, è inferiore a 110 mg/dl. Valori compresi tra 110 mg/dl e 126 mg/dl individuano invece una condizione chiamata “Alterata Glicemia a Digiuno“. Condizione assolutamente da non sottovalutare perché indica una predisposizione a sviluppare la malattia.

Un altro metodo utilizzato per diagnosticare il diabete è l’OGTT (Oral Glucose Tolerance Test). Consiste nel somministrare al paziente una soluzione contenente 75 g di glucosio e procedere con il prelievo a due ore dal carico orale. La glicemia deve essere inferiore a 140 mg/dl. Valori compresi tra 140 mg/dl e 200 mg/dl indicano una condizione intermedia definita “Ridotta Tolleranza Glucidica“.

Il test a carico orale di glucosio, indispensabile per la diagnosi del diabete gestazionale, non è però raccomandato dall’ADA (American Diabetes Association) per la diagnosi di diabete di tipo 1 e 2, che si pone invece qualora:

  • vengano riscontrati almeno due valori glicemici a digiuno = 126 mg/dl;
  • venga trovata glicemia casuale = 200 mg/dl insieme a sintomi caratteristici del diabete (necessità di bere e urinare, calo di peso inspiegabile);
  • vi sia un riscontro della glicemia = 200 mg/dl a due ore dall’assunzione di glucosio (OGTT).

Sia l’anomala glicemia a digiuno che l’intolleranza al glucosio vengono considerate pre-diabete.

Complicanze diabete

Il diabete può degenerare in complicanze acute (chetoacidosi, coma iperosmolare non chetosico) o croniche. Queste tendono a manifestarsi a 10-15 anni dall’esordio della malattia, interessando diversi organi tra cui l’occhio, il rene, il sistema nervoso e il sistema cardiovascolare. Sono, inoltre, più frequenti nel diabete di tipo 2.

Le possibili complicanze acute del diabete sono:

  • Chetoacidosi. La carenza di insulina, tipica del diabete mellito di tipo 1, non permette alle cellule di usare il glucosio per produrre energia. Sono, quindi, costrette ad utilizzare una fonte energetica alternativa, ovvero i lipidi, che vengono così trasferiti nel fegato. Qui avviene l’ossidazione degli acidi grassi, processo che comporta la formazione di concentrazioni troppo elevate di corpi chetonici, i quali finiscono per accumularsi nel sangue, provocando chetoacidosi diabetica. I sintomi tipici sono anoressia, nausea, vomito, dolori addominali. Se non adeguatamente curata, la chetoacidosi progredisce fino al coma chetoacidosidico;
  • Coma iperosmolare non chetosico. Si manifesta prevalentemente nei pazienti anziani con diabete di tipo 2 e severa iperglicemia nei quali la capacità di percepire il senso della sete è notevolmente ridotto a causa dell’età. A causa di ciò, non bevono sufficientemente per compensare lo stato di poliuria. La conseguenza è la disidratazione cellulare. La sintomatologia consiste in uno stato confusionale seguito, piuttosto rapidamente, dal coma. Talvolta si manifestano convulsioni o deficit motori.

Complicanze croniche del diabete

Le principali complicanze croniche del diabete sono:

  • Retinopatia. Lesione alla retina, semplice o proliferante, che provoca difetti parziali della vista. Se non adeguatamente trattata porta alla perdita totale della capacità visiva;
  • Nefropatia. Danno al rene che gli impedisce di filtrare adeguatamente le scorie del metabolismo. Si accompagna a sintomi quali cefalea, nausea e prurito e, nella sua forma più lieve, interessa un buon numero di diabetici. Può degenerare nell’insufficienza renale, rendendo necessaria la dialisi o il trapianto del rene;
  • Neuropatia. Malattia del sistema nervoso che interessa il 30% dei diabetici. Si manifesta sotto forma di crampi e spasmi, intorpidimento e formicolio agli arti, difficoltà nel tenere in mano gli oggetti, comparsa di ulcerazioni alla pianta del piede e può degenerare nel piede diabetico. Possono inoltre comparire costipazione, diarrea e disfuzione erettile;
  • Macroangiopatia. Condizione caratterizzata da alterazione dei grossi vasi sanguigni che predispone allo sviluppo dell’aterosclerosi. Aumenta il rischio di malattie cardiovascolari quali coronaropatie, infarto miocardico, ictus, disturbi vascolari periferici.
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I Sintomi più comuni

I sintomi di diabete dipendono dai tipi di diabete. Sono tanto più debilitanti quanto più severa è l’iperglicemia.

Nel diabete di tipo 1, che si manifesta prevalentemente in giovane età, i sintomi più frequenti sono:

  • poliuria, ossia l’aumento della quantità di urina prodotta nella giornata, compresa la notte (nicturia);
  • disidratazione;
  • senso della sete molto intenso (polidipsia);
  • astenia;
  • polifagia paradossa, ovvero aumento dell’appetito seguito da calo ponderale;
  • mal di testa;
  • infezioni frequenti.

I sintomi del diabete di tipo 2 tendono ad essere meno evidenti. Si sviluppano molto più lentamente e di solito non permettono una diagnosi rapida, venendo ignorati per mesi o anni.

Ad eccezione della polifagia paradossa, la sintomatologia è pressoché la stessa del diabete di tipo 1, a cui si aggiungono:

  • repentino offuscamento della vista;
  • lenta guarigione delle ferite;
  • prurito cutaneo;
  • irritabilità.

Cause del diabete

Come viene il diabete? Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune causata dalla produzione di autoanticorpi (anticorpi diretti contro tessuti ed organi del proprio corpo) che, identificando come estranee le cellule beta pancreatiche delle isole di Langerhans deputate alla produzione di insulina, le aggrediscono e le distruggono. Come risultato, la produzione dell’ormone si riduce, in alcuni casi fino ad azzerarsi completamente, provocando l’iperglicemia.

Le cause del diabete di tipo1 sono da attribuirsi ad una combinazione di fattori ereditari e ambientali (batteri, virus, sostanze chimiche, ecc.) che concretizzano la predisposizione genetica.

Il diabete di tipo 2 è caratterizzato da una duplice alterazione. Scarsa secrezione di insulina o insensibilità dei tessuti all’azione dell’ormone (insulino-resistenza). Anche in questo caso, si ritiene che a favorire l’insorgenza della malattia vi sia una combinazione di fattori genetici ed ambientali.

I principali fattori di rischio ambientali del diabete di tipo 2 sono:

  • obesità (BMI = 30 Kg/m2);
  • vita sedentaria;
  • ipertensione (valori pressori = 140/90);
  • età avanzata;
  • assunzione di zuccheri semplici;
  • colesterolo HDL = 35 mg/ml;
  • trigliceridi = 250 mg/ml.

Diabete e pressione: esiste un legame?

L’ipertensione arteriosa rappresenta uno dei principali fattori di rischio per il diabete.

Nei pazienti con diabete di tipo 1 la causa più comune di ipertensione è la nefropatia diabetica. Nel diabete di tipo 2 l’aumento della pressione sanguigna si presenta comunemente senza alterata funzionalità renale ed è dovuto alla resistenza all’insulina, a cui sono imputabili anche tutte le alterazioni associate all’iperglicemia (sindrome metabolica, obesità, dislipidemie, ovaio policistico).

L’ipertensione, insieme alla glicemia alta, che rende le pareti vascolari più vulnerabili agli insulti della pressione arteriosa, a lungo andare, accelera il processo aterosclerotico, facilitando la comparsa di malattie cardiovascolari quali coronaropatia, angina, infarto del miocardio, ipertrofia cardiaca (ingrandimento del cuore), insufficienza renale e patologie oculari.

Poiché le malattie cardiache rappresentano la causa principale di mortalità nei pazienti diabetici, ne deriva che controllare frequentemente i valori pressori, mantenendoli al di sotto di 130/80 mmHg, è indispensabile per allontanare il rischio di complicanze vascolari.

Per concludere, nella gestione globale del diabete in un’ottica allargata finalizzata al controllo del “Rischio Vascolare Globale“. Fondamentale è mantenere i livelli pressori nella normalità.

Per raggiungere l’obiettivo pressorio ideale, occorre adottare uno stile di vita corretto e, se necessario, seguire una terapia farmacologica. Ricordiamo di affidarsi a un medico esperto e competente. Il consiglio è di stare alla larga da terapie fai da te.

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