Le Malattie Cardiovascolari

malattie cardiovascolariQuando si parla di malattie cardiovascolari, spesso racchiuse sotto il termine di cardiopatia, ci si riferisce a quelle patologie che coinvolgono il cuore, sia inteso come organo che nella sua funzionalità.

Tralasciamo le patologie cardiologiche congenite, ovvero malformazioni al muscolo cardiaco presenti fin dalla nascita. Ci concentriamo, invece, su quelle acquisite. Questo non perché più importanti rispetto alle prime, ma perché ci interessa la relazione tra malattie cardiovascolari e pressione sanguigna, e soprattutto il collegamento con l’ipertensione.

L’ipertensione è una malattia a tutti gli effetti. Spesso è sottovalutata ma in Italia le vittime ogni anno della pressione alta e delle conseguenze della stessa sono molte più di quante si possa pensare. Ecco perché uno stile di vita sano e attivo può ridurre, se non scongiurare, l’insorgere di certe patologie anche gravi.

Il nostro consiglio, fin da subito, è quello di affidarvi a un medico esperto. In situazioni in cui il quadro clinico sia aggravato da pressione alta è importante un monitoraggio costante. Per la pressione potete scegliere di acquistare un misuratore di pressione. Renderà semplice la misurazione a casa, senza dovervi recare dal medico o in farmacia. Ma ricordate, però, di tenere sempre informato il medico. Soprattutto, ma non solo, se siete interessati da malattie cardiovascolari.

Indice dei Contenuti
Malattie Cardiovascolari: di quali patologie parliamo?
Aritmia ventricolare
Cardiomiopatia
Cardiopatia ischemica
Fibrillazione Atriale
Infarto del miocardio
Scompenso cardiaco
Malattie dell’aorta e dei grandi vasi
Pericardite
Valvulopatia

Malattie Cardiovascolari: di quali patologie parliamo?

Vediamo qui quali sono le principali malattie cardiovascolari. Approfondiremo ognuna di queste analizzando cause, rischi per la salute e possibili rimedi.

  • aritmia ventricolare;
  • cardiomiopatie;
  • cardiopatia ischemica (ischemia cardiaca);
  • fibrillazione atriale;
  • infarto del miocardio;
  • malattie dell’aorta e dei grandi vasi (aterosclerosi, aneurisma aortico, angina pectoris, arteriopatie periferiche, attacchi ischemici transitori, apoplessia, occlusione arteriosa acuta, tromboangioite obliterante, fistola artero-venosa, malattia di Raynaud);
  • pericardite (malattie del pericardio);
  • scompenso cardiaco (insufficienza cardiaca destra o sinistra);
  • valvulopatie.

Partiamo con gli approfondimenti. Come sempre vi raccomandiamo di farvi seguire da un medico esperto e di fiducia. E’ fondamentale per evitare gravi rischi per la salute. E con le malattie cardiovascolari non si scherza!

Aritmia ventricolare

Quando si parla di aritmia si intende un cambiamento nel ritmo normale del battito cardiaco. Questo, solitamente, si assesta tra 60 e 100 battiti al minuto. Le aritmie cardiache si hanno quando il cuore non risponde normalmente agli impulsi elettrici che gli arrivano o a squilibri elettrolitici. La conseguenza è un ritmo cardiaco più accelerato del normale.
Possiamo distinguere due tipi di aritmia cardiaca, ovvero la tachicardia ventricolare e la fibrillazione ventricolare.

Tachicardia Ventricolare

La tachicardia ventricolare si ha quando gli impulsi elettrici dai ventricoli giungono in maniera regolare ma più veloce del normale. Si hanno quindi battiti cardiaci alti uniti spesso a un senso di spossatezza, vertigini e palpitazioni. Inoltre cala la pressione e il flusso di sangue al cervello diminuisce, portando anche a svenimenti.
Questo ha luogo perché la gittata cardiaca, ovvero l’azione di pompaggio del sangue in circolo verso il resto del corpo. Essendo più veloce è insufficiente a fornire il sangue ossigenato necessario ai vari tessuti e organi del corpo, cuore incluso, il quale diventa ancora meno efficace. In caso di patologia severa si rischia la morte.

Solitamente la tachicardia ventricolare si osserva in pazienti di mezza età o età avanzata. Le percentuali sono maggiori al crescere dell’età. Inoltre i periodi in cui si manifesta maggiormente sono la mattina e l’inverno.

Fibrillazione Ventricolare

La fibrillazione ventricolare è una condizione di aritmia più grave. Gli impulsi mandati dai ventricoli sono più rapidi del normale e irregolari. Il risultato è una contrazione inefficace del cuore, la cui inefficacia meccanica compromette altamente la gittata cardiaca e può portare rapidamente alla morte.
Si ha mancanza di polso e perdita di coscienza. Da questo arresto cardiaco e morte.

I sintomi della Fibrillazione Ventricolare (palpitazioni, dispnea, cianosi, dolore toracico) sono molto rapidi a insorgere. Non sempre è semplice intervenire in tempo in caso di una fibrillazione ventricolare. Chiamare tempestivamente il 118 così che possa essere effettuata una cardioversione (defibrillazione) ma nel frattempo praticare massaggio cardiaco (fondamentale per la rianimazione cardiopolmonare) e somministrare farmaci specifici per la patologia.

La causa principale di decessi al mondo per arresto cardiaco è dovuto alla fibrillazione ventricolare. Il decorso, però, è così rapido che non dà tempo per effettuare esami diagnostici e scoprire le cause del disturbo. Tra le malattie cardiovascolari è una delle più gravi. Come per la tachicardia ventricolare riguarda principalmente persone tra i 50 a i 70 anni, con un’ischemia cardiaca preesistente, e soprattutto uomini. Questo però non significa che anche sindromi giovanili o congenite non possano causarla. Anche senza la presenza di cardiopatie ischemiche pregresse.

Tra i metodi di cura vi sono le ablazioni cardiache, ovvero l’inserimento di uno speciale catetere nel corpo che verrà condotto fino al cuore, dove verrà attivato per contrastare queste aritmie. Si tratta di una procedura mediamente invasiva. Viene effettuata soprattutto quando i medicinali non hanno avuto l’effetto sperato.

Cardiomiopatia

Cardiomiopatia

Col termine cardiomiopatie si intendono alcune patologie che colpiscono il muscolo del cuore, riducendone l’efficienza e di conseguenza l’afflusso del sangue nell’organismo. Non si può guarire da una cardiomiopatia o miocardiopatia. Si tratta, però, di malattie cardiovascolari che se trattate con cure e farmaci adeguati possono dare un’aspettativa di vita sicuramente migliore.

Le cardiomiopatie si dividono in tre tipi: restrittiva, dilatativa e ipertrofica, a seconda di come incide sul miocardio. Vediamo i dettagli e le cause per ogni tipologia.

Cardiomiopatia Dilatativa

La cardiomiopatia dilatativa è quella più frequente. Si manifesta con problemi al ventricolo sinistro, il quale si dilata e non riesce più a pompare in maniera soddisfacente il sangue. Il muscolo così si stira e si assottiglia. Col passare del tempo l’alterazione può proseguire all’atrio sinistro e poi passare al ventricolo destro. Colpisce solitamente tra i 20 e i 60 anni, soprattutto uomini.

Le cause della Cardiomiopatia Dilatativa possono essere diverse. Genetiche oppure l’ipertensione, il diabete, l’uso di cocaina e anfetamine, l’alcolismo o anche infezioni virali e parassitarie.

Cardiomiopatia Ipertrofica

La cardiomiopatia ipertrofica, invece, fa sì che il muscolo cardiaco si ispessisca o cresca in maniera anomala. Anche qui si vanno a compromettere le funzionalità del cuore. A causa di questo ispessimento delle pareti ventricolari, le cavità ventricolari diventano più strette, lasciando fluire una quantità minore di sangue. Può colpire indipendentemente giovani e adulti e le cause della Cardiomiopatia Ipertrofica sono soprattutto genetiche. Si sono, però, rilevati casi insorti a seguito di diabete o problemi alla tiroide.

Cardiomiopatia Restrittiva

L’ultimo tipo, la cardiomiopatia restrittiva, è molto rara e colpisce soprattutto gli anziani. Questa cardiomiopatia comporta che il tessuto miocardico si irrigidisca e non sia più capace di rilassarsi dopo ogni contrazione. Questo fa sì che il cuore non riesca più a riempirsi adeguatamente di sangue prima di ogni contrazione. La perdita di elasticità è dovuta alla presenza di tessuto cicatriziale e fibroso a livello ventricolare. Le cause della cardiomiopatia restrittiva sono soprattutto amiloidosi, sarcoidosi, emocromatosi, farmaci chemioterapici. A queste si aggiungono i fattori genetici.

C’è purtroppo da aggiungere che spesso sono malattie cardiovascolari asintomatiche, sia agli esordi che in stati avanzati E’, quindi, difficile poterle diagnosticare con efficacia. In altri casi presentano sintomi che possono far pensare a insufficienze cardiache o aritmie (stanchezza, dispnea, soffio cardiaco, tachicardia).

Cardiopatia ischemica

Questa patologia, chiamata anche ischemia miocardiaca, si ha quando il sangue diminuisce o cessa di affluire a un determinato distretto corporeo, in questo caso il cuore, causandone uno stato di sofferenza tissutale e compromettendone il funzionamento.
Quando il cuore soffre di questa patologia, il suo fabbisogno di ossigeno è superiore a quello che gli viene fornito. Questo lo fa entrare in uno stato ipossico. Non importa che sia l’organo a richiedere più ossigeno o avvenga una riduzione del flusso coronarico. In entrambi i casi si viene a creare uno squilibrio tra domanda e offerta di ossigeno e sostanze nutritive.

Le variabili in gioco sono molte, a partire dalla durata dell’evento. Se permanente, gli effetti saranno più gravi rispetto a un’ischemia transitoria.
Un’altra cosa che incide è il vaso che viene occluso. Maggiore è la sua superficie e la quantità di sangue che lo irrora, maggiore sarà il danno.

Anche lo stato del miocardio influisce sulle conseguenze. Un cuore sano risponderà in maniera differente a un cuore che è stato già oggetto di patologie in passato. Inoltre va considerato il fatto che la parte interessata possa essere rifornita da altri vasi sanguigni nonostante se ne occluda uno. Fattore che cambia le conseguenze della patologia.

Cardiopatia Ischemica Cause, Sintomi e Terapia

Le cause della Cardiopatia Ischemica sono principalmente l’aterosclerosi, causata da un’occlusione dei vasi dovuti a depositi di lipidi (colesterolo), e gli spasmi coronarici, anche se più rari.
Un paziente colpito da cardiopatia ischemica soffrirà di angina pectoris (dolore toracico o dolore anginoso). Il dolore può irradiarsi dal petto fino a collo e mascella, talvolta coinvolgendo anche la bocca dello stomaco. Sudorazione, nausea, vomito, mancanza di respiro e svenimento sono altri sintomi della patologia.

Le terapie includono sia farmaci che interventi di rivascolarizzazione coronarica. Tra i farmaci possiamo citare l’aspirina (grazie alla sua azione antiaggregante), i beta-bloccanti, i calcio-antagonisti, i nitrati e le statine. In caso di soluzione interventistica, possiamo citare l’angioplastica coronarica percutanea e il bypass coronarico.

Fibrillazione Atriale

La fibrillazione atriale è un tipo di aritmia miocardica che si comporta in maniera simile alle aritmie ventricolari, ma questa interessa gli atri, le camere superiori del cuore. Il battito cardiaco diventa irregolare e accelerato, con conseguenti palpitazioni cardiache, affaticamento e affanno.
Spesso la fibrillazione atriale viene scambiata per il flutter atriale. Nonostante siano aritmie molto simili intercorrono, però, sostanziali differenze. Il flutter, ad esempio, causa impulsi anche di 250/400 battiti al minuto, ben al di sopra di una fibrillazione, ma che il cuore riesce a limitare a circa 150/200 battiti.

Leggete il nostro approfondimento sulla Fibrillazione Atriale per saperne di più. Troverete le tipologie, cause e possibili rimedi. Oltre che, focus primario del nostro portale, il rapporto con la Pressione Arteriosa.

Infarto del miocardio

infarto del miocardioQuando si parla di infarto si intende la necrosi di un organo o di un tessuto dovuta all’insufficiente apporto di sangue, e di conseguenza di ossigeno, nell’area interessata. Se parliamo del miocardio, significa che l’organo interessato è il cuore. In Italia ogni anno ci sono quasi 140 mila casi di infarto del miocardio. Soprattutto uomini e un terzo di questi risulta fatale.

L’esordio clinico della malattia è brusco ma i sintomi dell’infarto del miocardio sono tipici e chiaramente identificabili. Un infarto del mio cardio può sopraggiungere a riposo o durante un’intenza emozione, sotto sforzo o a sforzo terminato. Un dolore intenso al centro del petto, di durata anche di 30/40 minuti, che si ripresenta a fasi alterne dovrebbe far scattare il campanello d’allarme. Il dolore può poi estendersi a spalla, braccia e schiena, stomaco. Talvolta può coinvolgere anche i denti e la mandibola.

Insieme al dolore si verificano altre forme sintomatiche. Tra queste nausea, vomito, difficoltà a respirare e, nel caso il paziente sia una donna, anche vertigini e svenimento.

Purtroppo durante l’attacco, da non confondere con l’arresto cardiaco, alcune persone non avvertono alcun sintomo o quelli che vengono avvertiti, non sono facilmente riconducibili a un infarto. L’importante è la rapidità: su una persona colpita da infarto bisogna intervenire entro un’ora dall’episodio, per aumentarne le speranze di sopravvivenza.

Scompenso cardiaco

Quando parliamo di scompenso cardiaco o insufficienza cardiaca, ci riferiamo a una sindrome che colpisce il cuore e che non lo fa più pompare sangue in maniera efficiente verso l’organismo. Questo non significa che il cuore stia per cessare di funzionare. Infatti è possibile vivere con uno scompenso cardiaco, ma è comunque una situazione grave che necessita di assistenza medica e cure adeguate.

Possiamo parlare di due tipi di insufficienza cardiaca, ovvero quando il cuore non si riempie abbastanza di sangue o, nel secondo caso, quando il cuore non riesce a imprimere la forza necessaria per pompare il sangue verso l’organismo. Una condizione non esclude l’altra e, anzi, alcuni pazienti soffrono di entrambi i tipi.

Scompenso Cardiaco Destro e Scompenso Cardiaco Sinistro: gli effetti sul Miocardio

Il cuore può essere interessato interamente o solo in parte. Avremo quindi uno scompenso cardiaco destro e uno scompenso cardiaco sinistro. Condizioni che, come in precedenza, non escludono l’altra. E’ possibile, quindi, avere un muscolo cardiaco affetto su entrambi i lati.

Vediamo più nello specifico cosa sono e cosa come influiscono sul miocardio:

  • Con l’insufficienza ventricolare destra, il cuore non riesce a pompare una quantità sufficiente di sangue ai polmoni, per farlo ossigenare. Questo causa un amento di pressione sulla vena cava e l’insorgere di un accumulo di liquidi (ritenzione idrica) soprattutto nelle gambe (con conseguenti complicanze) e nella zona addominale, talvolta con interessamento anche delle vene del collo.
  • L’insufficienza ventricolare sinistra, invece, fa sì che il sangue già ossigenato non riesca a raggiungere il resto del corpo. Questo causa cianosi, affaticamento ed edema polmonare (liquido nei polmoni).

Scompenso Cardiaco Diastolico e Scompenso Cardiaco Sistolico: le differenze

Inoltre è possibile identificare altre due tipologie di scompenso cardiaco. Lo scompenso cardiaco diastolico e lo scompenso cardiaco sistolico.
Nel caso di scompenso diastolico (la diastole è quando il cuore si gonfia e si riempie di sangue), il muscolo cardiaco è incapace di espandersi a causa di una maggiore rigidità dello stesso. Lo scompenso sistolico invece (la sistole è la fase di contrazione, quando il cuore spinge fuori il sangue), si ha quando il cuore è debole o patologicamente dilatato, da cui segue una minore capacità di contrarsi.

Scompenso Cardiaco Cause

Le cause sono molte e differenti tra loro. Anche per questo tra i cardiologi è stato scelto di suddividerle in tre macro categorie, onde facilitarne la classificazione. Queste categorie sono:

1. Scompensi causati da alterazioni meccaniche
2. Scompensi causati da malattie del miocacrdio
3. Scompensi causati da turbe del ritmo cardiaco (chiamate anche disfunzioni elettrofisiologiche)

A parte lo scompenso cardiaco diastolico, più frequente nelle donne, le altre tipologie sono maggiormente presenti negli uomini. L’incidenza è bassa a partire dai 40/50 anni di età fino ad arrivare al 10% oltre i 75 anni. L’invecchiamento dei tessuti, quindi anche del cuore, ne è una causa. Oltre al fatto che l’aspettativa di vita si è allungata e si muore molto meno a casa di un infarto del miocardio acuto. Elementi che danno più opportunità a questa patologia di presentarsi.

Malattie dell’aorta e dei grandi vasi

malattie dell'aortaLe malattie cardiovascolari che possono colpire l’aorta e le arterie in generale sono molte. Ricadono, però, nella loro quasi totalità in due categorie, ovvero di tipo ostruttivo e di tipo dilatativo.

Patologie di tipo Ostruttivo

Quando si parla di patologie di tipo ostruttivo, intendiamo situazioni nelle quali il normale flusso sanguigno trova sempre più difficoltà al passaggio. Questo è dovuto, ad esempio, da placche causate da un accumulo di colesterolo, da trombi o da coaguli.
L’insufficienza aortica dovuta dall’ostruzione della stessa provoca forti dolori agli arti inferiori, quindi gambe, cosce e polpacci. Le persone più a rischio sono i fumatori, i diabetici e gli ipertesi.

In seguito all’ostruzione di un vaso, si può incorrere in casi di angina pectoris, ovvero un forte e improvviso dolore toracico, come se fosse esercitata una grossa pressione su una ridotta superficie di corpo. Il dolore è da considerare come un campanello d’allarme, perché significa qualcosa sta andando non per il verso giusto nelle arterie coronariche.

Altra patologia è l’aterosclerosi. Si tratta di una forma di arteriosclerosi che colpisce lo strato interno delle arterie. Si tratta di un’infiammazione cronica, dovuta soprattutto all’accumulo di lipoproteine nella parete arteriosa. Fattori come l’età (si pensa ne soffra un ultrasettantenne su tre), il tabacco, uno stile di vita sedentario, obesità, diabete e ipertensione sono alcuni dei fattori scatenanti

Patologie di tipo Dilatativo

Per quanto riguarda le patologie di tipo dilatativo, si parla di aneurismi. L’aneurisma è un incremento di più del 50% del dimetro arterioso, rispetto ai normali parametri. L’indebolimento delle pareti arteriose è dovuto soprattutto all’ipertensione, infezioni, traumi e disturbi ereditari, aterosclerosi.
Spesso gli aneurismi non presentano sintomi. In caso contrario si avranno dolori localizzati, eventi ischemici e si potrebbe verificare anche la rottura del vaso soggetto ad aneurisma, con conseguenze anche letali. In quest’ultimo caso bisogna procedere immediatamente alla riparazione del vaso per mezzo di protesi sintetiche o endoprotesi.

Un’altra patologia, conosciuta dai più come colpo apoplettico, è l’apoplessia, ovvero un’emorragia causata da una rottura di un vaso, in seguito a danneggiamento dell’organo interessato e la conseguente perdita di funzionalità dello stesso. Solitamente questa si verifica in seguito a compromissioni dell’apparato cardiovascolare.

Pericardite

pericarditeQuando si parla di pericardite si parla di un’infiammazione che con coinvolge propriamente il cuore ma, come dal nome, il pericardio, ovvero quella membrana protettiva che avvolge e sostiene il cuore.

La funzione del pericardio è quella di proteggere il cuore e la radice dei principali vasi sanguigni che ne dipartono. E’ costituito da due strati, uno più esterno (pericardio fibroso) e uno interno, che aderisce perfettamente al cuore (pericardio sieroso). In mezzo ai due strati si trova il liquido pericardico, che funge da lubrificante per limitare lo sfregamento tra gli strati.

In caso di pericardite, si assiste a irritazione e gonfiamento del pericardio, talvolta anche con versamento, ovvero l’edema infiammatorio. Il dolore causato da una pericardite è molto simile a quello di un attacco di cuore o da disturbi polmonari, quindi non sempre è facilmente identificabile.

3 tipi di Pericardite: acuta, cronica e subacuta

Come per altre malattie cardiovascolari viste in precedenza, anche la pericardite si presenta di tre tipi. Vediamoli insieme:

  • Pericardite acuta. Sintomi molto intensi e improvvisi. Molto raramente portano alla morte per mancato intervento tempestivo. Se identificata e trattata correttamente, i tempi di guarigione si assestano in poche settimane. Probabile invece una possibilità di recidive, col 10-15% dei pazienti che ripresentano sintomi col passare del tempo.
  • Pericardite cronica. Si ha sia quando i sintomi sono graduali, sia quando si parla di pericardite recidivante o ricorrente, con periodi sintomatici e asintomatici ricorrenti. I tempi di guarigione sono più lunghi, oltre i sei mesi.
  • Pericardite subacuta. Una via di mezzo delle precedenti, così per quanto riguarda i tempi di guarigione: da poche settimane a sei mesi.

Anche la causa della pericardite può essere più di una. Parleremo di pericardite infettiva (causata da batteri, virus o funghi), pericardite non infettiva (da condizione non patologica o non infettiva), pericardite idiopatica (origine non determinabile) e pericardite epistenocardica (causata da un precedente infarto o un evento ischemico cardiaco).

A differenza delle precedenti malattie cardiovascolari, che colpivano soprattutto persone di età avanzata, la pericardite può colpire qualsiasi fascia d’età, anche se con un’incidenza ovviamente minore. Esistono casi anche di pericardite fetale, ovvero idrope fetale (accumulo di liquidi nel feto) e, in caso di pericardite in età prepuberale, le possibilità di recidiva sono del 15-30%.

Differenti caratteristiche della Pericardite

Dobbiamo anche aggiungere che la tipologia di pericardite cambia anche in base alle caratteristiche. Vediamo quali sono e le differenze che esistono tra loro.

La Pericardite sierosa o essauditiva è di natura infettiva, e causa la formazione nel liquido pericardico di un essudato purulento.

La Pericardite adesiva o costrittiva, di tipo cronico, è una forma molto seria di pericardite perché l’infiammazione provoca la comparsa di tessuti cicatriziali e gli strati che compongono il pericardio arrivano a toccarsi, con conseguente aumento dell’attrito e ridotto movimento del cuore in espansione. Grazie alla pericardiectomia (asportazione chirurgica del pericardio), talvolta necessaria, si può guarire da questa patologia.

Infine la pericardite emorragica. Come fa intuire il nome, è una tipologia dove il sangue entra a contatto e si mescola al liquido pericardico.

Come abbiamo visto, trattandosi di un’infiammazione, le tipologie sono molte, così come le cause scatenanti. I sintomi possono ricordare quelli di un attacco di cuore, quando si è in presenza di dolori al petto, oppure febbre alta e difficoltà respiratorie.
Traumi, situazioni di stress, freddo e umidità, alcuni farmaci e la radioterapia sono alcune delle cause indirette della pericardite. Tra quelle maggiormente responsabili troviamo i tumori, infezioni virali e batteriche, patologie autoimmuni, insufficienza renale, infarto, ma anche raffreddore e mal di gola.

Valvulopatia

valvulopatiaConcludiamo l’elenco delle malattie cardiovascolari con la Valvulopatia. Come ben sappiamo, il cuore non è composto soltanto da atri e ventricoli, ma anche da valvole. Quindi, tra le varie malattie cardiache che possono interessare il miocardio, esistono anche quelle che interessano le valvole.

Le valvole cardiache sono quattro (tricuspide, polmonare, mitrale e aortica). Le patologie che possono colpirle sono sia di tipo congenito, che acquisite. Quello che accade è un decadimento funzionale o un danneggiamento dell’integrità anatomica, e questo si misura soprattutto in due delle quattro valvole presenti.

Quando una valvulopatia cardiaca colpisce il lato sinistro del cuore. Le valvole interessate sono la mitrale e l’aortica, e questo è il caso più comune tra i pazienti. Molto meno frequente invece è il caso di valvulopatia nelle due restanti valvole, la tricuspide e polmonare, situate sul lato destro del cuore, in quanto queste sono interessate soprattutto da patologie congenite, quindi presenti fin dalla nascita.

Valvulopatia Cause

Abbiamo visto che, per quanto riguarda le cause della Valvulopatia, quelle congenite trovano la loro origine in un’alterazione dello sviluppo embrionale, di minore o maggiore entità, mentre per quanto riguarda quelle acquisite, le cause sono molteplici.
Innanzitutto, con l’avanzare dell’età, la valvola subisce una fisiologica usura del tessuto, dovuta spesso anche all’ipertensione. Oltre a questo si aggiungono fattori come la calcificazione, ovvero il deposito di calcio nelle parti della valvola, infezioni e infiammazioni (endocarditi), nonché compaiono come conseguenza di altre patologie, come ischemia, infarto del miocardio.

Quella che un tempo era una delle valvulopatie più frequenti, la cardite reumatica post-streptococcica o valvulopatia reumatica, negli ultimi 50 anni è andata quasi scomparendo. Questo è dovuto al fatto che questo particolare tipo di patologia si verificava a seguito di complicanze di faringite o tonsillite, causate da parte di un batterio particolare, lo steptococcus pyogenes.
Grazie ai progressi della medicina è stato possibile scoprirne le cause e i casi, soprattutto nei paesi occidentali, si sono grandemente ridotti, grazia a una profilassi antibiotica. Altre valvulopatie, però, sono diventate più frequenti. Le cause sono l’invecchiamento, l’aterosclerosi e l’endocardite. Soprattutto in quelle persone che fanno uso di stupefacenti per via endovenosa.

Sintomi della Valvulopatia

I sintomi di una valvulopatia possono essere sia lenti a manifestarsi, dopo anni in assenza di sintomi dalla causa scatenante, sia improvvisi, soprattutto a causa di cause infettive o, ad esempio, un infarto del miocardio.
Quando si presentano, solitamente il paziente è colto da difficoltà respiratoria (anche a riposo o di notte, nei casi più gravi), si hanno episodi di affaticamento, debolezza, vertigini, anomalie del battito cardiaco come aritmie e palpitazioni, ictus, dolore toracico, edemi e congestione epatica.
Una valvulopatia non trattata, in ultimo, porta allo scompenso cardiaco.

Trattamento chirurgico

I trattamenti per questo tipo di patologie sono solitamente chirurgici, con tecniche che ormai non richiedono più la sostituzione della valvola se non in rari e gravi casi. L’intervento procede alla riparazione della valvola stessa, e la somministrazione di farmaci solitamente viene fatta per stabilizzare la situazione e arrivare all’intervento chirurgico nelle migliori condizioni possibili per l’operazione.

Come sempre, uno stile di vita improntato alla salute può aiutare a ritardare la venuta o addirittura prevenire l’insorgere di certe malattie cardiovascolari, ma ciò non toglie che anche un’attenta osservazione di condizioni fisiche inusuali, ovvero riuscire a cogliere o non sottovalutare la presenza di sintomi, aiuti a scongiurare complicazioni ben più gravi. Il vostro medico di fiducia sarà sicuramente in grado di capire cosa sta succedendo, interpretando i sintomi e la vostra cartella clinica. E con le malattie cardiovascolari, come abbiamo visto, non si scherza.

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