Pressione in Gravidanza

pressione in gravidanzaLa pressione in gravidanza è un argomento che sta a cuore a moltissime donne in dolce attesa.

Come già sappiamo, le cause di una variazione dei nostri valori sono molteplici e dipendenti dalle più svariate condizioni. Ma quello che sappiamo con certezza è che la pressione arteriosa in gravidanza subisce dei cambiamenti.

Vediamo nel dettaglio quali sono. E perchè è così importante tenere sotto controllo i valori pressori.

Indice dei Contenuti
Pressione in Gravidanza: tendenza verso il basso!
Pressione Alta in Gravidanza
Preeclampsia Gestosi
Eclampsia
Sindrome HELLP

Pressione in Gravidanza: tendenza verso il basso!

L’inizio della fase di gestazione comporta infatti una modifica nei valori pressori ai quali siamo abituati. Questi diminuiscono anche di 10 punti. Soprattutto per quanto riguarda la pressione minima o diastolica.
Questo calo ha luogo nei primi due trimestri di gravidanza, per poi risalire gradualmente ai valori precedenti verso la fine della gestazione. Questi abbassamenti possono portare a giramenti di testa e sensazioni come di svenimento soprattutto la mattina. Oltre a quello che già comporta la gravidanza stessa.

L’ipotensione in gravidanza è, quindi, una situazione normale. Utero e placenta hanno bisogno di un maggior volume di sangue che finirà per distribuirsi su una superficie più estesa, andando a diminuire di pressione (volemia).
Non tutte le donne se ne accorgono. Ma se una donna soffrisse già di bassa pressione, durante la gravidanza potrebbe vedere accennati alcuni sintomi legati alla stessa. Nessun pericolo, comunque, per mamma e bebè.

Per evitare o per lo meno ridurre i malesseri da ipotensione in gravidanza, è bene seguire alcuni accorgimenti.

  • Se vi sentire svenire, sdraiatevi con le gambe rialzate rispetto al piano del corpo, possibilmente in un luogo fresco;
  • Prendere un caffè, se lo si desidera;
  • Evitare luoghi caldi e affollati;
  • Evitare assolutamente l’alcol;
  • Bere più spesso, soprattutto quando fa caldo (questo è un consiglio che va sempre bene);
  • Se da sdraiate dovete mettervi in piedi, mettetevi prima sedute e rimaneteci un po’, così da non forzare il corpo al cambio repentino di posizione.

Pressione Alta in Gravidanza

Come abbiamo appena visto, la gestazione porta il corpo in uno stato di ipotensione. Di conseguenza una persona sofferente di pressione alta in gravidanza potrebbe trovare sollievo durante questo periodo.

È quindi molto difficile che durante i nove mesi che precedono il parto si verifichino i sintomi propri dell’ipertensione. Ma non è inusuale che dopo la ventesima settimana si verifichino dei rialzi improvvisi della pressione arteriosa, col rischio di sfociare nella gestosi o preeclampsia.

Preeclampsia Gestosi

problemi gravidanzaCon preeclampsia si intende quella patologia, vecchia quanto l’umanità, che in passato veniva chiamata gestosi, in quanto colpisce solo le donne in gravidanza. La scienza ancora non ha trovato le cause della preeclampsia. Ne viene colpita il 3/5% delle donne incinte ogni anno. Con potenziali pericoli per il feto e per la mamma stessa.

Per riuscire a identificare la preeclampsia, malattia purtroppo subdola che spesso non dà sensazioni specifiche, è bene monitorare costantemente la pressione arteriosa e fare regolari controlli dell’urina.

Grazie alle analisi dell’urina è possibile verificare che la presenza di proteinuria (un’alta concentrazione di proteine nel sangue) sia nei parametri mentre con una misurazione pressoria è possibile verificare che i valori non siano sopra la norma. Avere a casa un Misuratore di Pressione è, quindi, molto importante. Con un modello Omron, Beurer, PIC Solution o Medisana avrai la garanzia di risultati accurati.

La gestosi in gravidanza è infatti una malattia da non sottovalutare, che può causare problemi molto seri, dal distacco della placenta all’emorragia cerebrale.
Alcuni fattori di rischio sono indubbiamente l’obesità e l’ipertensione, oltre a malattie cardiovascolari. Inoltre si verifica più frequentemente se il parto è gemellare e durante l’attesa del primo figlio.

La gestosi post parto non sussiste più, in quanto la malattia solitamente si attenua spontaneamente. Questo però non vuol dire anticipare la nascita, anche in caso di preeclampsia precoce, perché il rischio è che il bambino non sia ancora del tutto formato.

Nei casi di preeclampsia lieve, il riposo assoluto è la prima cosa che viene prescritta, oltre a frequenti visite di controllo e l’assunzione di farmaci anti-ipertensivi. Non è detto però che la situazione non possa peggiorare, caso in cui un ricovero in ospedale potrebbe rivelarsi necessario, possibilmente in una struttura specializzata che disponga dei mezzi adatti a un cesareo d’emergenza e una conseguente assistenza a un neonato prematuro, a partire dall’eventuale rianimazione.

Per coloro che hanno già sofferto di preeclampsia, il rischio che questa ritorni in seguito a un’altra gestazione sono piuttosto alte, quindi si consiglia di consultare un medico per iniziare un eventuale ciclo di cure preventivo a base di eparina e aspirina.

Eclampsia

L’eclampsia è, purtroppo, la peggior complicanza che può risultare dalla preeclampsia. I sintomi dell’eclampsia sono innanzitutto derivanti dalla preeclampsia, quindi aumenti improvvisi di pressione e presenza di proteinuria nelle urine.

In seguito i sintomi più evidenti e gravi sono le convulsioni, nausee e vomito, mal di testa, alterazioni visive e confusione mentale per quanto riguarda la madre, mentre nel feto può verificarsi il distacco della placenta e un’emorragia della stessa.
Purtroppo l’eclampsia è una sindrome di cui ancora non si sa con precisione quali siano i fattori scatenanti, anche se lo stato di salute, la dieta e una certa predisposizione genetica possono giocare un ruolo importante nello sviluppo della malattia.

L’eclampsia in gravidanza si verifica in un caso ogni 2.000/3.000 gravidanze, con il 90% delle gestanti che ne avverte i sintomi dopo la 28ima settimana. Di queste, nell’80% dei casi si hanno convulsioni durante il parto mentre in alcuni casi di eclampsia post parto, le convulsioni legate a questa sindrome possono verificarsi anche 20 settimane dal parto.

Un monitoraggio accurato durante la fase di gestazione, con controlli frequenti e mirati al rilevamento degli indizi legati all’eclampsia, dovrebbero essere tenuti in considerazione da ogni futura madre, soprattutto in caso di precedenti gravidanze “problematiche”.
Come sempre, consultare un medico per evitare problemi ben più gravi dovuti a decisioni prese in autonomia.

Sindrome HELLP

Un’altra sindrome che può colpire la donna in gravidanza è la cosiddetta sindrome HELLP, acronimo coniato nel 1982 che indica i sintomi che questa procura: Hemolysis (emolisi), Elevated Liver enzymes (aumento enzimi epatici) e Low Platelet count (riduzione del numero di piastrine).
Si tratta di una sindrome rara ma pericolosa che si sviluppa sempre nel terzo trimestre di gestazione come variante o complicanza della preeclampsia.

Non sono note le cause che portano alla HELLP ma alcuni sintomi che possono indurre a pensare che la donna ne sia affetta sono, oltre a quelli che le danno il nome: mal di testa, nausea e vomito, bruciore di stomaco e problemi alla vista. Niente che non possa essere scambiato per qualcos’altro, quindi si raccomanda, nel dubbio, di fare più visite e analisi.

Nei casi più lievi, farmaci che moderino l’ipertensione in gravidanza danno risultati già soddisfacenti ma a prescindere dalla gravità della sindrome, l’unica cura e rimedio efficace è l’induzione del parto il prima possibile.

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